
Io seppi del tuo sguardo E fissavi me e altro, Forse ogni dolore finirà
amaro
eppure ne feci segreto;
forse sbagliai
e lo vidi contrastare il mio mare
lamentoso alle tue spalle
e il tuo azzurro socchiudesti.
il mondo stretto
in avversa stanchezza
il mare sommosso ma senza vento:
l’amore era forse vivace,
ancora,
ma soffriva la salsedine
su ferite poco lenite.
nella schiuma, mi dissi:
ma sempre guardavi oltre
assottigliando le paure;
e io sentii quel primo taglio,
tacendo.
Oggi sono costretto a rimanere a casa. Non me ne preoccupo, per domani mi sarò già ripreso; e sinceramente rifiutarmi alla pioggia mi consola. Così mi rifugio. Sistemo altri appunti. Oggi ho ricevuto altre notizie, aggiornamenti su alcuni progetti su cui lavoro e calcolo: cambiamenti non sempre graditi, ma anche speranze rinnovate. Ancora in questi giorni non riesco a scrivere realmente, né a leggere e conoscermi; ma fra buona compagnia, amici e fiducia ammetto che davvero è ormai questione di tempo. Di stagione. D'altronde, non smetto mai di tracciare qualche parola qua e là, o di ritrovarle fra superfici d'ogni tipo, dalla carta al grigio di queste giornate un po' furbe. Mio fratello, prima di partire, mi ha restituito alcuni libri prestatogli. Fra questi ho ritrovato il primo scrittore che ho davvero definito Maestro: Goethe. Poesie d'amore. Grandissima mente, era tutt'altro che olimpico; anche nella compostezza ardeva, anche negli anni che passavano e appesantivano le sue forze continuava a pensare, scoprire, volere, vivere. E uno dei suoi segreti era l'amore. Rileggendo però la sua biografia, più e più volte, mi sono spesso reso conto di assomigliare a una sua inclinazione: quella di non rinunciare a se stesso anche a fronte di un amore vero e tenace. Ma tenendosi se stesso non significa rifarsi a una certezza, a connotati certi. Al contrario, rischia di essere quell'avanzata nel nero, nel vuoto, che gli altri non possono vedere. Un conto sempre aperto con una strana solitudine. No so quale ambizione vi fosse dietro e vi sia dietro, di quale portata; ché l'essenzialità cui si mira, spesso, cela le maggiori incognite di una vita, per quanto piccola o grande possa essere o voglia diventare. Goethe conobbe Charlotte Von Stein a Weimar. Giovane, si avvicinò a lei, più grande e colta e assai diffidente, con lentezza, ma con la consapevolezza di quanto da una donna si possa imparare. E il loro fu un incontro strano, di un'intesa sottilissima che poteva sommuovere le loro vite. Ma Goethe, d'un tratto, seppe. La sua poesia lo rivela, prima forse di reagire: Perché ci hai dato sguardi profondi per scrutare presaghi il futuro e mai abbandonarci, in un’illusione beata, al nostro amore, alla felicità terrena? Perché ci hai dato, sorte, i sentimenti che ci fan guardare l’un l’altro nel cuore per indovinare negli astrusi viluppi il vero legame che ci tiene? Prima che fuggisse in Italia. Ora sfoglierò altre pagine. Ho le mani infreddolite.
Che dite del nuovo template?
Ha qualche difetto che sto cercando di riparare, ma... se non vi piace, ritorno subito alla vecchia casa.
Aspetto il vostro (fondamentale) parere.
Pié
È un insetto furbo E ricomincio daccapo.
fra le mie parole
e nevrotico d’un tratto
graffia sacrosante illuminazioni
bianche:
gli basta una punteggiatura
sfuggente
e m’insegna i fraseggi
più petulanti.
Ti attendevo Fra margherite e pupille rose
nel sole caldo e affettuoso
che veste primavera;
e sei apparsa nel bianco più fresco.
e feconde,
già avvezza alla pioggia.
Assieme a Gli angeli, Senza Parole è la canzone che amo di più del caro Vasco. Ma in più, questa mi ha aiutato negli anni addietro nell'origine di tante cose. Tuttora, me la ritrovo quando meno l'aspetto. Come ieri. E come allora cammino come lui, in quella strada, sorridente. E procedendo.
R.E.M. It's the End of the World as we know it... (... and I feel Fine.)
La volontà può prescindere da ciò che si conosce di se stessi. Certo, può essere semplicemente un caso umano fra tanti. Anche sapere cosa volere, fosse pure una simil-volontà di potenza di cui parla un famoso filosofo, può essere lontano un'infinità da una verità, benché piccola, che ci è stata concessa, la conoscenza onesta quanto frammentaria di noi. Una volontà può distare da quello che si sente. Ed è battaglia. Non volere un sentimento, per esempio, è una verità apparente che cozza con l'altra, disarmante: che quel sentimento è in noi. A nulla vale, inizialmente, ogni forza per negare se stessi - e tuttavia provi qualcosa per un'assenza, qualcosa che magari non ci sarà più donata, e che sarebbe disperato cercare. Provi qualcosa per quel qualcosa che non c'è più ma è più veritiero di ogni reazione pragmatica. Dunque si lotta per ritrovare un equilbrio. Pur disposti ad ammettere quel sentimento, e forse perfino ad accettarlo ancora nella più assurda delle evenienze, si sa che non siamo più la stessa persona di prima. Tanti eventi d'altronde ci cambiano, fanno mutare perfino il corpo. Possiamo di conseguenza auspicarci tante cose. Di serbare il rancore, o la rabbia, o nutrire entrambi e farli ingrassare e poi chiudere gli occhi. Un po' e un po', dimenticare o amare. Ma si potrebbe voler avere imparato qualcosa. Per amare di più e meritare ciò che viene incontro. Incontrare, camminare di pari passo. Sì, forse il merito non c'entra. E se poi non c'è corrispndenza, vicendevolezza di quei sentimenti, pazienza: hai voluto sperare, amare, magari con goffaggine ma cercando di essere trasparente; perfino lottando. Nemmeno questo ti riesce, ma hai provato, hai cercato; stai male, raschi in profondità nuova coscienza di te, perfino il sonno è inutile, qualsiasi riposo. Un evento colmo di particolari e fiori precoci come la primavera può sorprenderti. Ami ancora? Sì. E questa è una libertà preziosa. E vuoi cercare ancora. Pur non sapendo come, né dove.
Il cielo s'è riaperto all'improvviso, quasi con violenza. C'è un bellissimo azzurro.
Primavera. Il mondo tremola da uno sguardo d’acqua e attesa. Riappari come l’anno addietro ma in vestiti lisi e fiori un po’ appassiti e voraci, ché il frutto germoglia incerto il frutto deforme e precoce dal sapore aspro senza la mitezza raccolta dal sole. Vorrei accarezzare il miele giovane dei tuoi capelli, scherzando dell’umido dispettoso che li ha arruffati; e toglierci dall’insonnia dimenticandoci che siamo diversi da ogni attesa ma ancora insieme, speranzosi di un sole che perdona.
Rendendolo privato, il mio blog non ha subito accettato i vostri commenti, amici. Non era presente il sottoscritto a gestire le iscrizioni, ieri Ma adesso potete, quando volete, come sempre. Un abbraccio e buona settimana a tutti.

Anche la più piccola, infima e folle delle speranze è dolore. Così è capace di essere la speranza in ogni sua manifestazione.
MATTIA, IL CANE NERO, LA LUNA: FINE.

For each extatic instant For each beloved hour Emily Dickinson (la traduzione è qui)
We must an anguish pay
In keen and quivering ratio
To the extasy -
Sharp pittances of Years -
Bitter contested farthings -
And Coffers heaped with tears!
E così mi ritrovo su wikipedia. Credevo fosse stato il mio editore a inserirmi. Invece, vado a vedere la discussione sul sito in merito alla mia voce (i curatori hanno subito sospettato si trattasse di autopromozione, vabbè...) scopro che si tratta di un lettore di Salerno che ha trovato il mio ultimo libro, mi ha letto; e ha ritenuto opportuno (?) inserirmi nella più famosa enciclopedia free. Che dire? Pur avendo parecchi dubbi su un mio presunto peso letterario, ecco cosa significa un libro che può contare su un po' di promozione e diffusione. E soprattutto l'interesse, magari puntiglioso o semplicemente una chiosa, di un lettore lontano, di cui non conosco il nome, ma che mi ha lasciato davvero una bellissima sorpresa. Quello che posso augurare, per lui, per me, per il motivo che mi porta a insistere in questo mestiere, è arricchire quella voce in Wikipedia con altri titoli. E che siano sempre migliori di quelli che li precedono. Con riconoscenza.
PENSIERI CORRENTI
![]()
Nome: Pietro Fratta
Sto scrivendo. Ho pubblicato qualcosa, qualche romanzo. A volte mi affido alle parole, e cerco d'affrontare un frammento consistente della mia realtà : la coscienza, che non potrà mai sopravvivere in assenza dei miei simili.
Ho un piccolo sogno:

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Amare?
Odio
Odiare?
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La vita felice, Seneca
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Sinfonia n.2, Brahms,
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