Pensieri Correnti

mercoledì, 28 novembre 2007
12:06

TUTTA COLPA DEL SOLE

Questa settimana è lunghissima.
Sarà il sole nel cielo sereno d'autunno: è più raro. Ha potere di dilatare gli spazi, il tempo.
Poi, alla prossima nuvola che lo disturberà, sentirò una mancanza. Penserò: "Di già?"

Non possiamo mica accontentarci.

vita, intimit

Scritto da < Pietro >

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giovedì, 22 novembre 2007
14:17

RECIPROCITĂ€

Parole che provo a lasciare. Escono leggere da un pensiero che vive strane convergenze, in questi giorni.
Pensavo a un insegnamento, e prima ancora un’osservazione che ci fu posta, quasi fosse una provocazione; parole ancora oggi così vive e testimoniate, e che ricordo così: che merito c’è nell’amare chi ci ama?
Amare chi ci ama non è facile, spesso.
E soprattutto amare il prossimo è, sarà sempre una sorta di sfida straordinaria – ma anche ignorata o millantata con buonismi – a suo modo movimento di un mistero infinitamente più grande di noi. Amare il prossimo.
Ma mi sono chiesto, in questi giorni: quante volte resto a constatare dell’amore, dell’abbraccio dal prossimo su di me?
Che mi stringe, mi sorride? Che mi chiama?
Non ho fatto nulla, non merito, eppure sento il suo bene.
Il riscatto in sovrabbondanza inizia anche da questo.
Il tuo bene mi è vicino.
Amare il prossimo preclude una reciprocità che fatico a spiegarmi. O non voglio spiegarmi. Una presa di coscienza – una visione focalizzata per un momento più lungo – che c’è bene, ovunque, e gli appartengo.

intimitĂ 

Scritto da < Pietro >

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mercoledì, 14 novembre 2007
21:45

DI FRONTE A ME

Un padre, medico, pensatore, un vedovo; un padre che crede.
Un padre e suo figlio, ragazzino dolce, entusiasta sempre di tutto, vita sua.
Suo figlio che un giorno, inspiegabilmente, perde la dignità e la forza della sua giovinezza: s’irrigidisce. Diventa un vegetale, come gli dice la medicina. Il padre non accetta tutto questo. Non è possibile. Pretende una spiegazione. Pretende anzi un accadimento, un miracolo. Lo rapisce al mondo e lo porta in una sua vecchia proprietà. Una cascina, dove un tempo aveva trascorso l’infanzia.
E qui decide di innalzare un cumulo di pietre, strane pietre bianche disseminate nel terreno. Sopra cui innalzare una croce di legno, nera. E invocare il Padre. Il Padre presunto. Pretendere il Padre senza silenzi. Tanto gli è stato tolto nella vita, ora non più: il figlio deve restare con lui.
Ma non è solo. Come un’ombra dapprima, poi concreto e quasi onnipresente, un bambino paffutello proveniente dal bosco circostante lo assiste nell’impresa assurda. Pare leggergli nel pensiero e beffare le sue debolezze. Forse è proiezione del suo inconscio: insiste affinché l’uomo non continui ad ammucchiare pietre. Oppure spera che cada nell’Idolatria?
Magari è un’illusione. O forse – con sospetto sempre più forte mentre i giorni passano indebolendo ogni speranza – forse quel bambino è il diavolo.


È l’ultimo libro che ho scritto. Appena riveduto l’ho proposto a fine ottobre a una giovane casa editrice, una piccola ma stupenda realtà editoriale a cui affido questa speranza di pubblicazione.
È stato difficile scegliere il titolo; ma quando l’ho infine scritto mi è sembrato ovvio – una conclusione inevitabile e netta: Di Fronte a Me è tratto dal Deuteronomio. A pronunciarlo è l’Io Sono.
È stato uno dei romanzi più difficili. Ancora lo vivo. Certi momenti e alcune tensioni non le avevo mai provate. Ho pensato fosse un non-romanzo, e in certi tratti è forse così. Tuttavia ha una trama che si sviluppa: una piccola base essenziale che sostiene un insieme di pensieri e una convergenza di pensieri emozioni poesia che mi ha coinvolto totalmente. La narrazione è spezzata. Momenti ansiosi, dilatazioni, sguardi su un passato confuso.
Forse mai come in questo libro ho cercato la scrittura non solo come esclusivo mezzo d’espressione o costruzione di trame; ho cercato malamente una consapevolezza; un linguaggio ed esperienza in atto. Sempre lo stesso mistero che la logica non risolve. Chiaro e lancinante in vari tratti o nelle intenzioni, contraddittorio o impotente d’improvviso; con buona parte inconsapevole di me. E tutto me stesso durante la giornata in cui faticavo per ottenere la sera anche una sola riga: non la somma di esperienze ma – in continuità – il suggerimento del vissuto prossimo, la notte a venire. Poi la mattina, di nuovo.
Anche parlandone so di sbagliare e non essere fedele. Tradisco una religiosità ancora informe, quella che mi fece scegliere la letteratura.


Dio nel fango, della medesima sostanza.
Putrescente, fertile.
Scivola dalle mani e
ormai è penetrato nella pelle;
circola nel sangue dell’uomo,
nella sua rabbia.

poesia, scrivere, amore, vita, dio , religione, comunicazione, intimitĂ 

Scritto da < Pietro >

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PENSIERI CORRENTI

Utente: PietroFratta
Nome: Pietro Fratta
Sto scrivendo. Ho pubblicato qualcosa, qualche romanzo. A volte mi affido alle parole, e cerco d'affrontare un frammento consistente della mia realtĂ : la coscienza, che non potrĂ  mai sopravvivere in assenza dei miei simili. Ho un piccolo sogno:


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