scrivere | Pensieri Correnti

sabato, 25 aprile 2009
16:18

MOMENTO CRITICO: D.H. LAWRENCE

Lady Chatterley è tutta utero.
Leggere per verificare.

scrivere

Scritto da < Pietro >

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venerdì, 12 settembre 2008
22:29

RICORDI

Ieri notte, a letto dopo un lavoro straordinario, ho respirato a fondo mentre mi stendevo, per il dolore alla schiena.

Era tanto che non mi sentivo così.

Accadeva quando affrontavo un romanzo. Anche se un po’ più spesso.

scrivere, intimitĂ 

Scritto da < Pietro >

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lunedì, 04 agosto 2008
10:54

LA LUNGA GIORNATA DI ALEKSANDER. 1918-2008.




<<C'è una parola che si usa molto oggi: "anticomunismo". È una parola molto stupida e mal composta perché dà l'impressione che il comunismo sia qualche cosa di primitivo, di basico, di fondamentale. E così, prendendolo come punto di partenza, anticomunismo è definito in relazione a comunismo. Per questo affermo che la parola è stata mal scelta e fu composta da gente che non conosceva l'etimologia: il concetto primario, eterno, è Umanità. Ed il comunismo è anti-Umanità. Chi dice "anti-comunismo", in realtà sta dicendo anti-anti-Umanità. Un costrutto molto misero. Sarebbe come dire: ciò che è contro il comunismo è a favore dell'Umanità. Non accettare, rifiutare questa ideologia comunista, inumana, è semplicemente essere un essere umano. Non è essere membro di un partito.>>


scrivere

Scritto da < Pietro >

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giovedì, 26 giugno 2008
19:05

DAL MANOSCRITTO AL LIBRO

Giulio Perrone Editore è una casa editrice molto giovane che sta dando un ampio e interessante spazio agli esordienti. Le sue iniziative volgono ad accostare gli scrittori emergenti con alcuni già affermati e conosciuti al grande pubblico, favorendo così la nascita di collane a più voci e di interessante confronto. Il concorso qui riportato è un nuovo esempio della sua notevole d'iniziativa.

 

I edizione del Premio Letterario Dal Manoscritto al Libro

In palio la pubblicazione nelle nostre collane SCADE IL 31 LUGLIO 2008

 

Per partecipare al concorso è sufficiente consultare il bando pubblicato qui di seguito e ricordare di spedire tutto entro la scadenza tassativa del giovedì 31 luglio 2008.

 

Giulio Perrone Editore

indice la

I edizione del concorso di narrativa e poesia

Dal Manoscritto al Libro


Montepremi Euro 600,00

 

Art. 1 Sezioni

Sono previste quattro sezioni:

a. Poesia singola a tema libero (da 1 a 3 poesie, max 36 versi ognuna)

b. Racconto breve a tema libero (da 1 a 3 racconti max 8 cartelle - ogni cartella 1800 cartatteri)

c. Opera di Poesia a tema libero(da un minimo di 15 testi)

d. Opera di narrativa a tema libero (romanzo o raccolta di racconti di minimo 70 cartelle)


Art. 2 Giuria

La giuria, presieduta dal critico letterario e giornalista Walter Mauro, è composta dalla redazione della casa editrice.

Art. 3 Selezione

Per ognuna delle 4 sezioni verrà selezionata, a giudizio insindacabile dei comitati di lettura, una rosa di 3 finalisti che sarà resa nota agli interessati e pubblicata sul sito www.giulioperroneditore.it. Il vincitore unico sarà designato nel corso della serata di premiazione.

Art. 4 Premiazione

La premiazione si svolgerà a settembre/ottobre presso la sede della casa editrice.

 

Art. 5 Premi

Per le sezioni A e B il premio consisterà nella Attestato di vincitore assoluto della sezione e 150 Euro. Pubblicazione in apertura dell'antologia del premio.

Per le sezioni C e D il premio consisterà nella attestato di vincitore assoluto della sezione e 150 Euro di anticipo sui diritti d'autore.
Pubblicazione gratuita dell'opera da parte della Giulio Perrone Editore
con regolare contratto di edizione

 

La giuria si riserva la possibilità di segnalare alla casa editrice "Giulio Perrone Editore" ulteriori autori meritevoli di attenzione per un'eventuale pubblicazione all'interno delle proprie collane (tutti i contratti sono senza contributo da parte dell'autore), di non assegnare il premio nel caso in cui il materiale pervenuto non venga ritenuto all'altezza dal presidente di giuria e di realizzare un'antologia con i migliori testi pervenuti a tutte le sezioni.










Art. 6 Modalità di partecipazione

Gli autori devono inviare i dattiloscritti, in unica copia (allegando un curriculum da cui emerga nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico ed eventuale e-mail) entro il termine improrogabile di giovedì 31 luglio 2008 (farà fede il timbro postale), al seguente indirizzo: "Giulio Perrone Editore - Casella Postale 7 100 - 00100 Agenzia Roma Nomentano" oppure mezzo e-mail a redazione@giulioperroneditore.it. Come quota di partecipazione sono richiesti 25 Euro per le spese di organizzazione e di segreteria da versare mediante assegno o su C.C. postale n. 62817853 intestato a "Giulio Perrone Editore srl - Via Giovanni da Procida, 31 - 00162 Roma). La quota dà diritto a partecipare anche a tutte le sezioni. Copia del bollettino comprovante il versamento va inserito nel plico o allegato all'e-mail di partecipazione.






Art. 7

La partecipazione al premio comporta automaticamente l'accettazione di tutti gli articoli del presente Regolamento.

Art. 8

I manoscritti inviati non verranno restituiti

Art. 9

I partecipanti al premio accettano il trattamento dei propri dati personali ai sensi della legge 675/96 e successive modifiche.

 

Pensieri Correnti

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Scritto da < Pietro >

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mercoledì, 18 giugno 2008
09:26

MARIO RIGONI STERN

Mario Rigoni Stern.
(Asiago, 1 novembre 1921 –  Asiago, 16 giugno 2008)




Autore de Il Sergente nella Neve, spiccatamente autobiografico. E di un libro, Inverni Lontani, lieve e poetico, che chiede di essere letto con il cuore, con la condivisione di ricordi che non ci appartengono e tuttavia comuni, nel sentore della natura, di anni scorsi.




scrivere

Scritto da < Pietro >

commenti (10)

martedì, 29 aprile 2008
10:32

AGGIUNTA.

"L'arte è sempre puro fraintendimento. Ma almeno preclude una ricerca interiore, una volontà. Come un gioco di memoria che conferma l'esistenza singola. Senza parola, senza scrittura: un cianciare di sé, un parlare di nulla."


Pensieri Correnti

scrivere, ispirazione, intimitĂ 

Scritto da < Pietro >

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mercoledì, 09 aprile 2008
09:50

COPIA E INCOLLA

Questi sono stralci di regole, più o meno ferree. Ma trattasi di un copia e incolla.
A voi l'osservazione personale. Ce ne sarebbero di considerazioni da fare su alcuni contesti.
Attenzione a non inciampare su troppi punti.


«Mentre l’inventario dei grafemi e le regole della loro combinazione è stato abbastanza stabile nel corso dei secoli, lo stesso non si può assolutamente dire per la punteggiatura» (Maraschio 1995), ma, al di là dei cambiamenti storici, ora interessa segnalare alcuni tratti dell’uso e delle norme attuali, ricordando peraltro che la punteggiatura riguarda esclusivamente l’organizzazione sintattica del testo scritto.



Il punto (anticamente punto fermo, maggiore, stabile, finale o periodo) si usa per indicare una pausa forte che segnali un cambio di argomento o l’aggiunta di informazioni di altro tipo sullo stesso argomento. Si mette in fine di frase o periodo e, se indica uno stacco netto con la frase successiva, dopo il punto si va a capo. Il punto è impiegato anche alla fine delle abbreviazioni (ing., dott.) ed eventualmente al centro di parole contratte (f.
lli, gent. mo), ricordando che in una frase che si concluda con una parola abbreviata non si ripete il punto (presero carte, giornali, lettere ecc. Non presero i libri).



«Non è raro, nello scrivere moderno, l’uso del punto fermo dove una volta si sarebbero messi i due punti o anche il punto e virgola. Su ciò non possono darsi regole fisse: il prudente arbitrio dello scrittore giudicherà in ogni caso quel che convenga meglio» (Malagoli 1905: 133).



La virgola (detta nel passato anche piccola verga) indica una pausa breve ed è il segno più versatile, «può infatti agire all’interno della proposizione, ma può anche travalicarne i confini e diventare elemento di organizzazione del periodo nella sua funzione di cesura fra le diverse proposizioni» (Biffi 2002).


-Si usa, o almeno si può usare, la virgola: negli elenchi di nomi o aggettivi, negli incisi (si può omettere, ma se si decide di usarla va sia prima sia dopo l’inciso); dopo un’apposizione o un vocativo e anche prima di quest’ultimo se non è in apertura di frase (Roma, la capitale d’Italia. Non correre, Marco, che cadi). Nel periodo si usa per segnalare frasi coordinate per asindeto (senza congiunzione, es: studiavo poco, non seguivo le lezioni, stavo sempre a spasso, insomma ero davvero svogliato), per separare dalla principale frasi coordinate introdotte da anzi, ma, però, tuttavia e diverse subordinate (relative esplicative, temporali, concessive, ipotetiche, non le completive e le interrogative indirette). Le frasi relative cambiano valore (e senso) a seconda che siano separate o meno con una virgola dalla reggente: gli uomini che credevano in lui lo seguirono cioè ‘lo seguirono solo quelli che credevano in lui’ è una relativa limitativa; gli uomini, che credevano in lui, lo seguirono, ovvero ‘lo seguirono tutti gli uomini perché credevano in lui’, è una relativa esplicativa.


- La virgola non si mette: tra soggetto e verbo (se altre parole si frappongono tra questi due elementi occorre prestare più attenzione); tra verbo e complemento oggetto; tra il verbo essere e l’aggettivo o il nome che lo accompagni nel predicato nominale; tra un nome e il suo aggettivo.



Il punto e virgola (punto acuto, punto coma) segnala una pausa intermedia tra il punto e la virgola e il suo uso spesso dipende da una scelta stilistica personale. Si adopera soprattutto fra proposizioni coordinate complesse e fra enumerazioni complesse e serve a indicare un’interruzione sul piano formale ma non sul piano dei contenuti («il capo gli si intorbidò di stanchezza, di sonno; e rimise la decisione all’indomani mattina», A. Fogazzaro, Piccolo mondo moderno).



I due punti (punto addoppiato, doppio, piccolo) avvertono che ciò che segue chiarisce, dimostra o illustra quanto è stato detto prima. Serianni 1989: I 222 riconosce quattro funzioni dei due punti che sembra utile riprendere: sintattico-argomentativa (si introduce la conseguenza logica o l’effetto di un fatto già illustrato); sintattico-descrittiva (si esplicitano i rapporti di un insieme); appositiva (si presenta una frase con valore di apposizione rispetto alla precedente); segmentatrice (si introduce un discorso diretto in combinazione con virgolette e trattini). I due punti introducono anche un discorso diretto (prima di virgolette o lineetta) o un elenco.



Il punto interrogativo (punto domandativo, «che con linea sopra capo... ma tortuosa, si segna», A.M. Salvini, Prose toscane, 1735), si usa alla fine delle interrogative dirette, segnala pausa lunga e l’andamento intonativo ascendente della frase.


Il punto esclamativo (affettuoso, patetico, degli affetti, ammirativo) è impiegato dopo le interiezioni e alla fine di frasi che esprimono stupore, meraviglia o sorpresa; segnala una pausa lunga e l’andamento discendente della frase.


-I punti esclamativo e interrogativo possono essere usati insieme, soprattutto in testi costruiti su un registro brillante, nei fumetti o nella pubblicità.



I puntini di sospensione si usano sempre nel numero di tre, per indicare la sospensione del discorso, quindi una pausa più lunga del punto. In filologia, i puntini, posti fra parentesi quadre, servono a segnalare l’omissione di lettere, parole o frasi di un testo riportato (Malagoli 1912 scriveva: «se indicano un’omissione di lettere in una parola, sono tanti i puntini quante le lettere che mancano»).



Il trattino può essere di due tipi: lungo si usa al posto delle virgolette dopo i due punti per introdurre un discorso diretto o, in alternativa a virgole e parentesi tonde, si può usare in un inciso; breve serve invece a segnalare un legame tra parole o parti di parole e compare infatti per segnalare che una parola si spezza per andare a capo, per una relazione tra due termini (il legame A-B), per unire una coppia di aggettivi (un trattato politico-commerciale), di sostantivi (la legge-truffa), di nomi propri (l’asse Roma-Berlino), con prefissi o prefissoidi, se sono composti occasionali (per cui il fronte anti-globalizzazione ma l’antifascismo) e infine in parole composte (moto-raduno, socio-linguistica) in cui tendono a prevalere, però, le grafie unite.



La sbarretta serve a indicare l’alternativa tra due possibilità (scelga il mare e/o la montagna) e nelle date è usata al posto del trattino.



L’asterisco si usa per un’omissione (nel numero di tre consecutivi: non voglio parlare di quel ***) o in linguistica per segnalare che la parola o la frase non è grammaticalmente corretta o è una forma ricostruita teoricamente ma non attestata.



Le virgolette possono essere alte (" "), basse o sergenti (« »), semplici o apici (‘ ’). Alte e basse si usano indifferentemente per circoscrivere un discorso diretto o per le citazioni. Possono anche essere usate per prendere le distanze dalle parole che si stanno usando (e nel parlato si dice infatti «tra virgolette»). Possono essere sostituite spesso con il corsivo, che si usa per parole straniere o dialettali usate in un testo italiano e in citazioni brevi. Le virgolette semplici si adoperano più raramente soprattutto per indicare il significato di una parola o di una frase. In generale, sulla stampa la scelta delle virgolette è fortemente determinata dalle singole regole editoriali.



Le parentesi tonde si usano per gli incisi, in concorrenza con virgole e trattino lungo. Le parentesi quadre servono, ma assai raramente, per segnalare un inciso dentro un altro inciso composto con tonde (quindi al contrario di quanto avviene in matematica le parentesi quadre sono dentro le tonde) oppure racchiudono tre puntini di sospensione per segnalare, come già detto, un’omissione.



Infine, una raccomandazione sull’incontro tra diversi segni di punteggiatura: eventuali punti esclamativi o interrogativi vanno posti prima del segno di chiusura di parentesi, virgolette o trattino lungo (Con te non parlerò mai più! - urlò fuggendo per le scale), gli altri segni vanno posti dopo la parentesi chiusa: non vi parlerò a vuoto (se avrete la grazia di ascoltarmi), ma vi porterò prove tangibili della mia innocenza. Per le virgolette e il trattino la posizione degli altri segni interpuntivi è meno rigida e può dipendere ancora una volta da singole scelte editoriali. Sul valore di una punteggiatura ben scelta si può concludere citando G. Leopardi, che scriveva nel 1820 a Pietro Giordani: "Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l’avarizia de’ segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt’un periodo. Oltre che il tedio e la stanchezza del povero lettore che si sfiata a ogni pagina, quando anche non penasse a capire, nuoce ai più begli effetti di qualunque scrittura".


Pensieri Correnti

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Scritto da < Pietro >

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giovedì, 27 marzo 2008
15:50

UNA SCRITTRICE, PER NOI. OLTRE LA TELA.



Posto volentieri questa notizia, con la speranza che molti andranno a conoscere l'autrice (come probabilmente farò io):


"Oltre la tela, in uno spazio nascosto agli occhi eppure tangibile, volti femminili parlano alle pagine. Muse ispiratrici dall’identità sfocata, ritratte da pennelli immortali, assumono tridimensionalità in una prosa surreale e onirica, profondamente concentrata sull’immagine, e non su chi l’ha resa famosa. Le donne di Hiroshige, Lord Leighton, Waterhouse, Mucha, Klimt, Modigliani, Schiele, De Lempicka, Wesselmann respirano oltre la tela, ora come sempre pura essenza creatrice, ora come sempre presenza carnale. Vengono così rivelati – proprio come sollevando un velo – gli stati dell’animo, i rapporti con gli artisti, l’ambiente che li contiene."

FLAMING JUNE verrà presentato, in anteprima, domenica 30 marzo 2008 presso la Sala del Giudizio del Museo della Città di Rimini, Via Luigi Tonini 1, alle ore 17.00, all'interno della "Settimana della cultura".

Il libro può essere ordinato in anteprima tramite il negozio online della bravissima casa editrice ARPANet, cliccando qui:

arpagialla
Complimenti ancora, Maeba.


P.S.
Maeba Sciutti si è offerta di collaborare, come Amica, a un mio progetto letterario, di cui spero di parlarvi entro breve.




scrivere

Scritto da < Pietro >

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mercoledì, 19 marzo 2008
10:34

SCRIVERE PER SCRIVERE ANCORA

Rialzarsi e rialzarsi ed essere sempre più bravi, più forti.
Crederci, ma anche analizzarsi, giudicarsi (per quanto sia possibile su noi stessi).
Ecco, a volte si metabolizza così la scrittura e la sua fede remota.
A volte ci si chiede se sia giusto perseguire nella scrittura, sperando di farne un mestiere magari; quel che è incredibile, in un sogno che tanto si radica in noi, è quello di poter scrivere bene e avere un minimo di riscontro - e rimunerazione - per poter scrivere ancora, per avere cioè quel mezzo tanto intimo ma anche tanto condivisibile, per riconoscerci. Per preservare la nostra autenticità, la nostra personalità e umanità.
Credo sia uno degli aspetti fondamentali - e in realtà difficile da spiegare e, temo, ancor più difficile da capire, almeno per il sottoscritto - della scrittura, della sua bellezza.


Pensieri Correnti

scrivere, ispirazione, intimitĂ 

Scritto da < Pietro >

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giovedì, 13 marzo 2008
12:19

CHE NON SI VEDONO

La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.

Ebrei 11,1

Discostandomi molto dal messaggio cristiano in sé, pensavo alla religiosità spesso latente, spesso schiacciata o inespressa o negata,  che ogni essere umano porta.
E la scrittura non si affranca dalla condizione. C'è una certezza, una luce, una prova di quello che si vive: la scrittura testimonia se stessa come l'uomo che onestamente, senza aberrazioni, riscopre quotidianamente la bellezza del vivere, dell'essere persona. C'è un mistero in sé che non si vede, che risiede in noi, un'ispirazione a renderci imprevedibili, capaci di sacrificio e amore- o di prolungare quell'Amore. Una Aspirazione.
Ma individuata la prova è impossibile accontentarsi della stessa. Si inizia anzi a sperare, a voler di più una realizzazione di sé, una comunicazione con gli altri: una compiutezza - che niente esclude - della vita. Come un'opera, riflesso (o manifestazione altrettanto profonda e ineludibile) del nostro vivere. E della coscienza.
Il fondamento della fede sta forse lì, nel fondo.


Pensieri Correnti

scrivere, religione, intimitĂ 

Scritto da < Pietro >

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lunedì, 10 marzo 2008
12:50

SALOTTO LETTERARIO

Mi sono seduto in questo comodissimo salotto letterario, con la compagnia davvero stimolante di Luca Artioli, e ho così parlato di me, del mio ultimo romanzo pubblicato (Nella Città) e dei progetti futuri. E credo venga fuori anche qualcosa su di me, le ambizioni, il rapporto con la parola scritta. Così forte, vitale, e talvolta un po' difficile da gestire.

Per chi volesse leggere l'intervista, accomodatevi, sedetevi.

Ma anche per leggicchiare il sito, davvero molto carino e ricco.



Nella CittĂ 

scrivere

Scritto da < Pietro >

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mercoledì, 06 febbraio 2008
09:19

PICCOLE FOLLIE

La piccola follia di uno scrittore può essere questa: imbrigliare, fra le virgolette, i punti a capo, i monologhi, qualcosa di sé che, nell'incontro con il lettore, con l'Altro, diventa questo:

cielo
Chiuse le virgolette.

scrivere, amore, ispirazione

Scritto da < Pietro >

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lunedì, 04 febbraio 2008
16:06

NIGHTIME



Nightime_Pietro

scrivere

Scritto da < Pietro >

commenti (6)

mercoledì, 14 novembre 2007
21:45

DI FRONTE A ME

Un padre, medico, pensatore, un vedovo; un padre che crede.
Un padre e suo figlio, ragazzino dolce, entusiasta sempre di tutto, vita sua.
Suo figlio che un giorno, inspiegabilmente, perde la dignità e la forza della sua giovinezza: s’irrigidisce. Diventa un vegetale, come gli dice la medicina. Il padre non accetta tutto questo. Non è possibile. Pretende una spiegazione. Pretende anzi un accadimento, un miracolo. Lo rapisce al mondo e lo porta in una sua vecchia proprietà. Una cascina, dove un tempo aveva trascorso l’infanzia.
E qui decide di innalzare un cumulo di pietre, strane pietre bianche disseminate nel terreno. Sopra cui innalzare una croce di legno, nera. E invocare il Padre. Il Padre presunto. Pretendere il Padre senza silenzi. Tanto gli è stato tolto nella vita, ora non più: il figlio deve restare con lui.
Ma non è solo. Come un’ombra dapprima, poi concreto e quasi onnipresente, un bambino paffutello proveniente dal bosco circostante lo assiste nell’impresa assurda. Pare leggergli nel pensiero e beffare le sue debolezze. Forse è proiezione del suo inconscio: insiste affinché l’uomo non continui ad ammucchiare pietre. Oppure spera che cada nell’Idolatria?
Magari è un’illusione. O forse – con sospetto sempre più forte mentre i giorni passano indebolendo ogni speranza – forse quel bambino è il diavolo.


È l’ultimo libro che ho scritto. Appena riveduto l’ho proposto a fine ottobre a una giovane casa editrice, una piccola ma stupenda realtà editoriale a cui affido questa speranza di pubblicazione.
È stato difficile scegliere il titolo; ma quando l’ho infine scritto mi è sembrato ovvio – una conclusione inevitabile e netta: Di Fronte a Me è tratto dal Deuteronomio. A pronunciarlo è l’Io Sono.
È stato uno dei romanzi più difficili. Ancora lo vivo. Certi momenti e alcune tensioni non le avevo mai provate. Ho pensato fosse un non-romanzo, e in certi tratti è forse così. Tuttavia ha una trama che si sviluppa: una piccola base essenziale che sostiene un insieme di pensieri e una convergenza di pensieri emozioni poesia che mi ha coinvolto totalmente. La narrazione è spezzata. Momenti ansiosi, dilatazioni, sguardi su un passato confuso.
Forse mai come in questo libro ho cercato la scrittura non solo come esclusivo mezzo d’espressione o costruzione di trame; ho cercato malamente una consapevolezza; un linguaggio ed esperienza in atto. Sempre lo stesso mistero che la logica non risolve. Chiaro e lancinante in vari tratti o nelle intenzioni, contraddittorio o impotente d’improvviso; con buona parte inconsapevole di me. E tutto me stesso durante la giornata in cui faticavo per ottenere la sera anche una sola riga: non la somma di esperienze ma – in continuità – il suggerimento del vissuto prossimo, la notte a venire. Poi la mattina, di nuovo.
Anche parlandone so di sbagliare e non essere fedele. Tradisco una religiosità ancora informe, quella che mi fece scegliere la letteratura.


Dio nel fango, della medesima sostanza.
Putrescente, fertile.
Scivola dalle mani e
ormai è penetrato nella pelle;
circola nel sangue dell’uomo,
nella sua rabbia.

poesia, scrivere, amore, vita, dio , religione, comunicazione, intimitĂ 

Scritto da < Pietro >

commenti (24)

mercoledì, 10 ottobre 2007
19:01

HAI NOTATO?

Hai notato?
Certe parole si adattano a tutto. E poi dicono che l'intonazione non c'entra nulla. Ma anche i suoni si leggono.
Con certe parole puoi descrivere l'amore come la malattia più subdola che esista; puoi chiedere della morte come del sogno più intimo; fare ironia dei due termini confusi, e della follia; o – che ne so – nascondere dietro la parola "nuvola" la tua tempesta più violenta: l'importante è aggiungervi "candida".
Ecco, di questi toni e delle parole sono stanco. Ma proprio in questo momento preciso è chiaro che non riesco a farne a meno: di scrivere rivolgendomi a te. Perché lo so che un suono mio lo percepisci, e presto adocchierai ancora da queste parti.
Della nostra condivisione occultata ho ancora un entusiasmo così forte… Hai notato "ancora"? Come se l'entusiasmo rischiasse di esaurirsi presto; e i puntini di sospensione, preceduti da "così"? Rendono quel "forte" inesprimibile e un tantino nostalgico.
Oppure questi dubbi:
E il nostro bene? E gli umori, gli amori, quale amore?
Qui è più parlata, la scrittura, ma le virgole spezzano un ritmo anziché svilupparlo bene. Perché un concetto di troppo le disturba, poverine. Tutta colpa di quel "quale" che offre un inequivocabile, fastidioso nome singolare dopo due plurali. E che non riporto ora per prudenza.
D'altronde qualcosa deve esserci, di fittizio, fra quei due punti interrogativi. O di tremendamente vero.
Chissà. Forse.
Quel che volevo dire, fin dall'inizio, è che serbo un bene inevitabile per le parole, perché aiutano a esprimere altri beni. La loro presenza è di una bellezza disturbante; e io non ne sarò mai degno, ma con serenità. Sanno anche raccontare di fiabe e incubi: sono così reali… così Noi...
Ecco, qui sopra ho abusato dei puntini di sospensione e m'è scappata una lettera più grossa e autoritaria delle altre. Com'è possibile che una lettera sia più forte delle parole? Mistero. Ma voglio anch'io lasciare tutto intatto come m'è venuto. È una libertà rischiosa, lo so, anzi: me ne sono appena concessa un'altra e non posso svelarla.

Di che cosa ho parlato? Di nulla.
Ho accennato ai toni delle parole, a costrutti buffi, all'ironia forse stentata. E dimenticavo quasi di inserire il vero nucleo di tutto il discorso, l'appunto trascritto quando ero fuori a passeggiare, poco fa:

"Buffo cercare rifugio dove non ci sono mura."

E ovviamente non mi sforzo nemmeno di far notare le virgolette e il corsivo. Ah, l'ho appena fatto…

Insomma tu saprai.
E ora aggiungo – finalmente – che scrivo con toni e ritmi sciocchi un discorso così, campato appena, perché in realtà sto guardando. Le parole sono suono. Ma sono anche vista.

Sto guardando, di nuovo, Te.

Hai notato la "T" maiuscola?

scrivere, amore, scherzo, intimitĂ 

Scritto da < Pietro >

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PENSIERI CORRENTI

Utente: PietroFratta
Nome: Pietro Fratta
Sto scrivendo. Ho pubblicato qualcosa, qualche romanzo. A volte mi affido alle parole, e cerco d'affrontare un frammento consistente della mia realtĂ : la coscienza, che non potrĂ  mai sopravvivere in assenza dei miei simili. Ho un piccolo sogno:


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